
Sei stanca di vivere in balia delle risposte automatiche e dei pensieri negativi dopo una delusione amorosa?
Di quei pensieri che si accendono da soli ogni volta che la vita ti rimette davanti una relazione, un’uscita, una persona che ti piace?
Succede spesso dopo essere state tradite, ingannate, abbandonate.
E non perché sei “sbagliata”, ma perché hai costruito difese per non farti ferire ancora.
Fermati un attimo e chieditelo davvero:
quali pensieri emergono quando provi a superare i fallimenti sentimentali del passato?
Quali parole interiori ti riportano sempre nello stesso stato d’animo: amarezza, sfiducia, sconforto?
La ferita che fa più male: “non sono amata”
C’è una ferita che brucia più di tante altre: non sentirsi amati.
La sensazione di non aver mai incontrato un amore vero, di non aver trovato qualcuno capace di restare.
E ogni volta che una relazione finisce, quella ferita si fortifica.
Se poi ci aggiungi abbandono e tradimento, il rischio è grande: inizi a credere che non ci sia più una via per ritrovare amore e pace personale.
Non ti serve capire “perché”. Ti serve capire “come”
La triste verità è che spesso veniamo feriti da persone che, a loro volta, sono state ferite.
Ma io non lavoro sul tribunale dei colpevoli: non mi interessa giustificare chi ti ha fatto male e, soprattutto, non mi interessa restare intrappolato nei “perché”.
Quelli li lascio agli psicologi, alle pizzate con gli amici, allo sfogo personale.
A me interessa il come. E dovrebbe interessare anche a te.
Perché il “come” è questo: quando accedi a un ricordo, nella tua mente si accende una rappresentazione, un palcoscenico interno fatto di:
- immagini
- suoni
- odori
- sensazioni
- emozioni
È lì che il dramma si ripete, anche se la storia è finita.
Il ricordo non è solo “una cosa passata”: è una scena che si riattiva nel presente
Se ti dico: “pensa a un elefante rosa”, non puoi farlo senza visualizzare qualcosa.
Per accedere a un’informazione, la mente deve creare un’immagine (o una sensazione).
Ecco cosa succede quando provi a conoscere qualcuno di nuovo: inizi a immaginare una storia, una fantasia, un’aspettativa.
Ma se dentro c’è un trauma non risolto, quella scena del passato può invadere il presente e tu ti ritrovi:
- bloccata
- in allarme
- rigida
- incapace di lasciarti andare
Molte persone non riescono a riprovarci in amore proprio per questo: non è il presente che le ferma, è il passato che si riaccende.
E così rischi di ripetere sempre lo stesso copione
Quando il tuo sistema interno resta pieno di dolore, succede una cosa subdola: inizi a ripetere gli stessi schemi mentali e spesso finisci per attrarre (o tollerare) lo stesso tipo di persona — anaffettiva, manipolatrice, traditrice… e prima o poi assente.
Non è magia. Non è “legge di attrazione”.
È molto più semplice: l’energia va dove metti attenzione.
E se la tua attenzione è ancora agganciata a un trauma, quel trauma diventa la lente con cui guardi tutto.
La soluzione non è “pensare positivo”: è ripulire la struttura del ricordo
E qui arriva il punto che cambia tutto.
Non basta ripetere pensieri positivi a oltranza.
Non basta un corso olistico da weekend.
Non basta “distrarsi”.
Esiste un lavoro più concreto: un insieme di Tecniche di Liberazione Emozionale che ristrutturano l’impalcatura del ricordo.
Non cancelli il passato, ma puoi togliere il veleno emozionale dal ricordo, perché – come spiego in questo articolo – bloccare una persona non basta se dentro restano:
- risentimento
- rabbia
- paura
- tensione nel corpo
Perché quelle cose le provi adesso, nel presente.
Ed è nel presente che puoi intervenire.
Due strade (e perché io scelgo la prima)
Per quello che riguarda la mia esperienza, esistono due strade.
1) Tecniche di Liberazione Emozionale
Lavorano in modo veloce sulle associazioni mentali ed emotive legate al ricordo.
È come fare un “contro-shock” che spegne la carica.
2) Sostituzione del pensiero (metodo razionale)
Emerge un pensiero e provi a sostituirlo con un altro, fino a creare un nuovo solco mentale.
Funziona… ma è difficile, richiede tempo e spesso ti avvilisce.
Io insegno e applico la prima, perché è più semplice, più veloce e più concreta.
E soprattutto perché ha un obiettivo chiaro: rendere quel ricordo inerte.
Il momento migliore per agire è adesso
Te lo ripeto con chiarezza: il momento migliore per agire è adesso.
Se aspetti “il momento giusto”, rischi di perdere anni negli automatismi, nelle reazioni, nella voce interiore che ti sussurra che non puoi farci niente.
Ma è falso.
È nel tuo potere personale.
E quando ripulisci lo spazio interno, torna energia, torna respiro, torna possibilità.
Finalmente.
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